La via dei monasteri
Immagini - Itinerario in città - a cura dell’associazione Panta Rei di promozione sociale- L’Aquila
Dott.ssa Maria Rita Acone
Si entra in città, nel quarto di S. Giovanni, dalla porta Rivera e subito ci si trova nel cuore del borgo più antico; è infatti nei pressi che sorgeva il castello di Acquli con la chiesa di S. Maria già esistente nel 1195.
Il borgo della Rivera, rinomato per i suoi orti e le sue concerie, ci accoglie con la famosa fontana delle 99 cannelle, in splendida pietra bianca e rosa, costruita nel 1272 da Tancredi da Pentima (epigrafe sulla parete frontale della fonte), sottoposta nei secoli a vari interventi, ricorda con il suo nome i tradizionali 99 castelli del contado, fondatori della città.
Di fronte la chiesa di S. Vito con la bianca facciata in pietra calcarea, a coronamento rettilineo, arricchita da decorazioni e portale in stile romanico. La chiesa, costruita dagli abitanti di Tornimparte, era affiancata da un ricovero per pellegrini e malati e fu lazzaretto durante la terribile peste del 1656.
Si percorre la ripida, antica strada che sale al colle su cui sorge la città fino a raggiungere la chiesa e il monastero di S. Chiara. La chiesa e il monastero sorgono sul luogo dell’antica S. Maria ad fontes de Acquilis consacrata dal vescovo di Forcona nel 1195; nel 1256 i feudatari di Collimento di Lucoli fondarono il monastero attiguo alla chiesa per le monache Damianite di S. Onofrio di Lucoli, poste dal Papa Alessandro IV nel 1256 sotto la regola benedettina. Dal 1333 le monache passarono alla regola di S. Francesco e il monastero prese il nome di S. Chiara de Acquli.
Numerose vicissitudini portarono al degrado del monastero che nell’ ‘800 fu anche usato per accogliere soldati e cavalli, finché a fine ‘800 fu acquistato dal vescovo Luigi Filippi che lo affidò ai PP. Cappuccini.
Attualmente la chiesa è in forme settecentesche, il monastero ha avuto numerosi restauri, all’interno si possono ancora ammirare resti di affreschi. Il luogo ha un particolare significato in quanto l’antico castello di Acquili è considerato il primo nucleo della città che ne acquisì anche il nome.
Accanto alla chiesa una scalinata conduce in via XX Settembre, attraversata la strada, si segue un breve tratto in salita e con una scalinata si raggiunge via S. Chiara d’Acquili antico percorso verso la piazza del mercato.
Dopo un breve tratto si gira a sinistra in via della Zecca, caratteristico vicolo che in breve raggiunge piazza S. Maria di Roio con chiesa costruita dagli abitanti di Colle di Roio.
Si tratta di una delle più antiche costruzioni religiose della città e risale alla fine del ‘200. La facciata è in pietra calcarea concia ed è oggi incompleta per i crolli subiti, è divisa in due da una cornice marcapiano e la parte inferiore è scansita da lesene in tre bande verticali con quella centrale occupata dal portale e dal rosone considerato tra i più antichi della città per la raggiera di tipo borgognone. Altri elementi della primitiva chiesa sono considerati il portale e l’abside, mentre riferibile alla seconda metà del ‘400 è il bassorilievo della lunetta del portale. All’interno si possono ammirare l’altare seicentesco voluto dalla famiglia Colantoni, un affresco del ‘400 in sacrestia e una deposizione di Francesco da Montereale.
La piazza è definita dai palazzi Rivera e Persichetti: il primo attualmente in forme settecentesche con importante portale e blasone monumentale dell’antica famiglia, il secondo, costruito su disegno del Fuga nel XVIII secolo, conserva all’interno ( privato) numerosi reperti di origine romana provenienti dalla collezione di Nicolò Persichetti studioso aquilano dell’ ‘800. Per via Cesura si raggiunge il monastero della SS. Eucaristia detto della Beata Antonia e si entra nel quarto di S. Pietro.
Nel 1349 gli eredi del ricco mercante Giacomo Gaglioffi fondarono il monastero dell’Eucarestia e l’ospedale annesso occupando un ampio spazio attiguo ai loro palazzi che ancor oggi sono in parte conservati su via Sassa e su via Gaglioffi. Il complesso inglobò probabilmente una precedente architettura di cui si conservano le arcate datate alla fine del ‘200 ancora visibili sia nel chiostro dell’attuale monastero, sia nell’atrio del complesso che costituiva l’antico ospedale. Da ammirare esternamente la compatta e severa costruzione che conserva su via dell’Annunziata un portale a sesto acuto e una bella cornice marcapiano. A metà quattrocento il complesso fu affidato, per interessamento di S. Giovanni da Capestrano, alla Beata Antonia da Firenze professa del terz’ordine di S. Francesco e alle sue consorelle.
A tale data il vasto complesso, comprendente anche l’ospedale, fu certamente rimaneggiato e divenne uno dei più importanti monasteri della città.
La chiesa in particolare fu ricostruita dalle fondamenta anche per le nuove esigenze dettate dalla clausura. Davanti la chiesa un piccolo atrio consente di accedere anche al monastero di clausura, il portale è attribuibile per le sue caratteristiche stilistiche al primo trecento e arricchisce la bella facciata in pietra concia, dalle tipiche forme aquilane a coronamento rettilineo dai caratteri trecenteschi e probabilmente riadattata sull’edificio di metà ‘400. All’interno l’aula è coperta da volte a crociera, sulla parete di fondo una splendida Crocefissione di Francesco da Montereale, rende unico e prezioso questo ambiente.
Oltre la parete il coro delle monache, a tre campate, arricchito da splendidi cicli di affreschi con un’altra Crocefissione di Francesco da Montereale, un Trionfo dell’Immacolata del 1586 del Cardone oltre ad affreschi cinque -seicenteschi che sovrastano il coro ligneo del 1516.
Da ammirare il chiostro che, malgrado la distruzione del lato settentrionale nel 1941 e le moderne costruzioni, mantiene una particolare bellezza dovuta all’eleganza delle forme quattrocentesche e un particolare interesse legato alle strutture databili a fine duecento. Prima di lasciare il monastero sono da ammirare anche gli affreschi trecenteschi della foresteria, riscoperti nel restauro del 1970.
Usciti dal monastero si consiglia, di entrare di fronte nel cortile del palazzo Fiori per ammirare l’elegante struttura rinascimentale del cortile. Si passa sotto l’arco Antonelli, si attraversa via Sallustio e si imbocca la via Angioina ammirando sulla destra un edificio che conserva tre finestre con arco polilobato a tutto sesto e una cornice marcapiano risalenti al tardo medioevo, subito dopo a destra, nell’antico locale del castello di Pile, si prende via del Bargello e poi via del Falco che ricorda Tullio Falconio uomo d’affari del ‘600 aquilano e che giunge nella piazza di S. Domenico.
Il monastero e la chiesa di S. Domenico sono tra i più importanti complessi architettonici della città la cui costruzione risale ai primi anni del ’300. Attualmente il monastero è in fase di restauro, ma è possibile ammirare l’imponente struttura della chiesa che, pur avendo subito ingenti danni nel terremoto del 1703 tanto da essere completamente modificata all’interno, conserva rilevanti testimonianze di arte gotica tanto da esserne considerata il più importante esempio abruzzese.
La facciata è incompiuta nella parte superiore che è dovuta al rifacimento settecentesco, imponente è il portale che riprende il disegno della Porta Santa di S. Maria di Collemaggio e di mirabile fattura la decorazione lapidea degli “occhi” laterali. Sulla parete laterale si conserva il rivestimento in conci con una cornice che lo delimita superiormente e un’ampia zoccolatura in basso.
Di particolare interesse la facciata laterale del transetto con il portale trecentesco di chiara ispirazione francese che ricorda come la chiesa fu voluta dagli Angiò; imponente l’abside articolata in cinque parti di cui alcune ottagone e ornate da bifore. Sul lato occidentale che si raggiunge con una scalinata oltre una recinzione in ferro, si trova un notevole portale proto-gotico borgognone con preziosi ornamenti scultorei risalente al XII secolo. L’interno settecentesco mantiene la grandiosità della pianta basilicale e da vari autori è attribuito all’architetto milanese Piazzola.
Si imbocca via S. Teresa che presenta in angolo un palazzo con un grande mascherone frutto di un rifacimento settecentesco e successivamente via Coppito, antica via del quarto di S. Pietro che si percorre tutta fino a giungere in via Porcinari e piazza S. Silvestro.
Ci si trova nella parte più periferica del quarto di S. Maria , nel locale del castello di Collebrincioni, con la splendida chiesa di S. Silvestro costruita nel XIII-XIVesimo secolo e i palazzi della famiglia Branconio che nel XVI-XVII-XVIII secolo resero preziosa questa parte della città.
Il palazzo che delimita la piazza ( proprietà regionale) si ammira nel suo rifacimento settecentesco e conserva all’interno preziosi affreschi del ‘500. La chiesa è vicina all’antica cinta muraria del 1316 che conserva l’antica porta Branconia e presenta sul lato destro una torrione che risale probabilmente a una costruzione duecentesca, la facciata datata al 1350 presenta un filare di conci rosa sui bianchi conci calcarei caratteristici delle facciate aquilane e presenta un portale simile ai portali medio trecenteschi di S. Giusta e S. Marco, il finestrone circolare è di stile gotico, databile a fine ’300.
Le pareti laterali conservano un elegante muratura con filari di selci di tipo aquilano e finestre ogivali, l’abside tripartita, in conci, è trecentesca e il portale laterale è databile al primo trecento. L’interno ha un impianto basilicale, diviso in tre navate da arcate ogivali su colonne cilindriche e conserva affreschi tardo trecenteschi sulla volta della tribuna maggiore e sulle pareti occupate dal coro ligneo che ne ha consentito la conservazione. La chiesa subì rifacimenti cinquecenteschi di cui si conserva la cappella Branconio che ospitò una visitazione di Raffaello del 1520 portata in Spagna nel corso del ’600 e attualmente al museo del Prado di Madrid. Dopo il terremoto del 1703 la chiesa aveva subito una ricostruzione settecentesca e le forme attuali sono state ripristinate con un restauro del 1967/68.
Si imbocca via di Gignano nell’omonimo locale e quindi via delle Stimmatine per giungere alla chiesa della Misericordia costruita nel ‘500, rimaneggiata nel ‘700, sul luogo di una più antica chiesa dedicata a S. Pietro. La costruzione è inserita in un complesso che ospitava un conservatorio per orfane, ha un’unica navata, conserva un campanile a vela e sul portale laterale ( probabilmente appartenente alla chiesa più antica) l’affresco ritenuto miracoloso che portò alla costruzione della chiesa per volontà popolare.
Bella la facciata a coronamento rettilineo tipica delle chiese aquilane,in conci di calcare poroso con oculo rinascimentale e portale con frontale classico. Dalla piazza della Misericordia si raggiunge in breve per via Tre Spighe il monastero di S. Amico delle monache agostiniane. La struttura esterna è quella medievale fondata, come da documenti d’archivio, nel 1373 su una proprietà vaticana donata alle monache. All’esterno due portali in pietra di cui uno a timpano curvilineo del ‘600, l’altro d’ingresso all’atrio prospiciente la chiesa del ‘700.
La chiesa costituisce un prezioso esempio giunto integro fino ad oggi di chiesa seicentesca non avendo subito importanti danni dal terremoto del 1703; fu rinnovata per l’opera della badessa Maria Teresa Ciampella conservando la struttura rettangolare esterna e modificando il presbiterio con una struttura a quattro piloni che formano un quadrato con archi di raccordo e con cupola di copertura.
Sulle pareti laterali archeggiature e intercolumni disegnano finte cappelle. Belle le decorazioni in stucchi con motivi floreali e nastri e il passaggio con arco trionfale dall’aula al presbiterio.
Da ammirare la Madonna della neve attribuita a Giovanni da Lucoli, la Madonna con Bambino del Delitio e altre tele di pregio del Cesura e del Giordano. All’esterno l’atrio, con bei porticati e con i portali esterno e interno del monastero, è stato costruito ad inizio ‘700; sulla facciata della chiesa è da ammirare nella lunetta del portale l’affresco Madonna con Bambino risalente al 1381 ( la data è stata riportata alla luce nell’ultimo restauro) e all’interno (non visitabile trattandosi di monache di clausura) sono stati riportati alla luce preziosi affreschi tra cui una Crocefissione.
Proseguendo per via S. Basilio si raggiunge viale Giovanni XXIII e la piazzetta di S. Basilio arricchita dalla bella facciata settecentesca del monastero. Molto più antica è l’origine di questo complessso: secondo alcune testimonianze in questo luogo già nel 496 esisteva un cenobio fondato da S. Equizio.
Di certo nel 1315 sullo sperone roccioso su cui sorge l’insediamento religioso, furono impostate le mura della città con un torrione d’angolo e nel 1320, come risulta da documenti d’archivio, fu ricostruito il monastero di S. Basilio su una preesistenza almeno di età romanica. Si tratta quindi di uno degli insediamenti più antichi ancora esistenti in città e la visita è di particolare fascino e suggestione pur tra le notevoli modifiche succedutesi nei secoli ( rivolgersi alle religiose dell’ordine dei Celestini che ancora abitano il monastero dedicandosi alla rilegatura artigianale di libri).
L’attuale ordine delle Celestine sostituì nel ‘600 quello delle Benedettine e in tale epoca si ebbe la ristrutturazione che ha determinato le architetture che ancor oggi si conservano addossate alle mura cittadine, intorno al chiostro trapezoidale , con la bella e ricca facciata settecentesca che dà sulla piazza e che dimostra la vitalità, anche economica, di tale ordine religioso nel ‘600-‘700.
All’interno la chiesa si mostra nella sua veste settecentesca a unica navata con due cappelle per lato e con presbiterio coperto a cupola, mentre in altri ambienti del monastero è possibile ammirare affreschi recentemente riportati alla luce e che ben dimostrano quale dovesse essere la ricchezza della decorazione pittorica dell’antico monastero.