Il perdono di Celestino



Nel giorno della decollazione del Battista la cui Chiesa mirava a realizzare secondo la profezia dell’Età dello Spirito di Gioacchino da Fiore, Pietro del Morrone divenuto papa Celestino V concesse, sancendolo poi con bolla papale, il primo giubileo generale della storia cristiana, preceduto solo dal perdono di Assisi ottenuto da S. Francesco oralmente.

Entrando in S. Maria di Collemaggio, luogo individuato da Pietro grazie ad un sogno del tutto analogo a quello di Giacobbe in cui la scala suggerisce il collegamento tra cielo e terra, una Porta del cielo-come afferma Giacobbe-, il pellegrino consapevole dei propri nodi interiori e della sofferenza inflitta ad altri e a se stesso, consegue l’assoluzione (adsolvimus) per opera e volontà di Celestino stesso (Celestinus episcopus…).

La portata della bolla che rendeva gratuita ed accessibile a tutti l’indulgenza è straordinaria riprendendo la formula che veniva usata per i Crociati che morivano durante l’impresa.
Infatti al Concilio di Clermont del 1095 d.C Urbano II bandendo la prima crociata sanciva che “…Per coloro poi che incontreranno la morte in viaggio o durante la traversata o in battaglia contro gli infedeli, vi sarà l'immediata remissione dei peccati: e ciò io accordo a quanti partiranno, per l'autorità che Dio mi conferisce."

La Perdonanza di Collemaggio nella città dell’Aquila costruita secondo la pianta di Gerusalemme- dunque Gerusalemme d’ Occidente una volta definitivamente perduta per la Cristianità quella d’oltremare- assumeva il ruolo di pellegrinaggio penitenziale già tipico delle Crociate.

Il perdono è un processo interiore di consapevolezza che mira all’integrità, richiedente la conoscenza di ciò che si agita nella profondità dell’essere umano, nodo energetico da sciogliere.

Molti pensano che sia sufficiente un atto di volontà per cancellare il marchio della colpa proiettato su qualcuno e che siano sempre gli altri da perdonare quando invece il perdono è un processo profondo con cui liberare essenzialmente se stessi.

Se infatti non vi fossero delle energie rinnegate in noi, nessuno avrebbe il potere di provocare una reazione di giudizio, se non avessimo punti sensibili non potremmo subire offese, se non ci fossero ferite antiche pronte a risanguinare non cederemmo il nostro potere ad altri rendendoli artefici della nostro infelicità.

Il perdono è allora lo strumento con cui si recupera il proprio potere, con cui si tagliano pesanti catene che vincolano entrambe le parti del gioco, con cui si disarma il carnefice che dunque perde il suo ruolo nel momento in cui non ha più una vittima. Se a ciò si aggiunge che dietro ogni nevrosi c’è un problema di mancato perdono e che la medicina sta studiando ciò che forse i mistici di ogni religione hanno sempre saputo, cioè che con il perdono si guarisce anche dalle malattie, allora il processo del perdonare è il passaggio obbligato per chi aspira all’armonia ed alla salute.

L’Associazione Panta Rei, che annualmente organizza un convegno dal titolo “ Perdonare per liberarsi- perdonarsi per guarire”, ha voluto offrire una occasione per “imparare” il perdono, per comprendere il lavoro interiore necessario allorché, portato a Collemaggio all’apertura della Porta santa il bagaglio di nodi e risentimenti, questo possa essere sanato e trasmutato, secondo l’indicazione evangelica che occorre fare un passo verso il Signore perché Questi ne faccia tre verso di noi.

Il crogiolo alchemico dove il perdono avviene lo ha indicato Celestino stesso, il lavoro di consapevolezza di ciò che va offerto alla Luce è nostro compito

Maria Grazia Lopardi - L'Aquila

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